Statuine di Capodimonte: piccoli capolavori dal nobile passato

Fin dal secolo XIII, epoca in cui visse Marco Polo, uno dei primi mercanti a importarla dalla Cina, la porcellana, bella come una pietra dura e di composizione ignota, fece scalpore fra tutti i popoli europei, che tentarono per ben cinque secoli di ricrearla. Il primo a riuscirci, mescolando granuli di caolino al feldspato, un minerale utilizzato come legante, fu uno studioso sassone, Johann Friedrich Böttger. Con lui, nel 1708, nacque la manifattura tedesca di Meissen, sotto l’egida di Augusto il Forte, principe elettore di Sassonia. La formula rimase a lungo segreta, anche quando la nipote di Augusto, Maria Amalia di Sassonia, sposò il re di Napoli, Carlo III di Borbone, portando in dote figurine e servizi da tavola realizzati in porcellana.Tali oggetti affascinarono al punto la corte borbonica, che Livio e Gaetano Shepers, padre e figlio, furono incaricati di saggiare i terreni del regno, in cerca di un materiale con cui replicare i preziosi e misteriosi manufatti tedeschi. Nel 1743 dall’argilla di Fuscaldo, paese in provincia di Cosenza, Gaetano ottenne la prima porcellana a pasta tenera della storia, e il figlio Livio ne perfezionò l’impasto, donandole le caratteristiche che la rendono tuttora unica al mondo: bianca come il latte, pura, traslucida e finemente modellabile. Già quell’anno nel parco dell’omonima Reggia nacque la manifattura, che prese il nome di Real Fabbrica di Capodimonte. A dirigerla furono chiamati lo scultore Giuseppe Gricci, creatore del celebre “salottino cinese” della regina Amalia, un’intera stanza rivestita in porcellana ad altorilievo, e il decoratore Giovanni Caselli. A lui è dedicato l’Istituto di Istruzione Superiore Statale, che porta avanti la tradizione e detiene la proprietà del marchio di fabbrica originale: il Giglio Borbonico.Oggigiorno la porcellana viene utilizzata per la produzione di statuine (come quelle della Thun), soprammobili e servizi da tè e caffè e altri oggetti di antiquariato.

Le antiche tecniche e i moderni artigiani partenopei

Ancora oggi le statuine di Capodimonte rappresentano una delle maggiori eccellenze dell’artigianato italiano. La tradizione continua grazie ad aziende, perlopiù a conduzione familiare, sparse per il territorio partenopeo, che alla classica produzione di fiori, modellati a mano dall’artista, uniscono la lavorazione a stampo: la porcellana liquida viene colata in stampi di gesso scolpiti a cesello e cotta due volte. Le figurine dei produttori Carusio e Fabris riportano in vita i personaggi classici della commedia dell’arte, le dame del Settecento, le scene sacre o di vita familiare, tutte caratterizzate dalla ricchezza dei particolari e delle vesti e da quel senso di “attimo sospeso nel tempo” che le rende riconoscibili al primo sguardo.Gli oggetti più semplici costano poche decine di euro, mentre le statuine artistiche più preziose, essendo prodotti artigianali che richiedono settimane, se non mesi di lavoro, possono facilmente raggiungere cifre che vanno dai 10.000 ai 15.000 €.