I miniassegni e la crisi italiana degli spiccioli

I miniassegni furono introdotti a metà degli anni ‘70 per sostituire le monete spicciole che, a causa delle difficili condizioni dell’economica italiana, per un certo periodo di tempo scarseggiarono. La situazione era diventata così critica che i commercianti faticavano a dare i resti ai clienti. Poiché la moneta circolante non riusciva a soddisfare la richiesta del Paese, alcune banche iniziarono a emettere i miniassegni, veri e propri titoli al portatore di piccolo taglio (e piccole dimensioni): avevano un valore nominale compreso tra 50 lire e 350 lire. Il primo miniassegno fu emesso dall’Istituto bancario San Paolo di Torino, ma presto seguirono l’esempio anche molte altre banche. In totale nell’operazione furono coinvolti 33 istituti di credito che emisero in tutto 835 tipi diversi di miniassegni. Questi continuarono a circolare sul mercato italiano fino al 1978, quando l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato riuscirono a ristabilire l’equilibrio tra domanda e offerta di moneta spicciola. Il valore totale stimato di tutti i miniassegni emessi dalla fine del 1975 alla fine del 1978 ammonta a circa 200 miliardi di lire.

I miniassegni oggi: rarità da collezionisti

Al giorno d’oggi i miniassegni sono oggetti da collezione, apprezzati in modo particolare dagli appassionati di numismatica. Il valore di quelli comuni si aggira intorno a 1 €, ma quelli rari possono valere anche fino a 1.000 €. La quotazione di mercato attuale dei miniassegni dipende dall’istituto bancario che li ha emessi, dalla data di emissione, dal valore, dall’intestatario dell’assegno e dalla qualità. Trovarli in buone condizioni non è facile: molti andarono distrutti già durante il periodo di circolazione e utilizzo a causa della pessima qualità della carta su cui furono stampati.

Miniassegni bancari e non, lo sviluppo del collezionismo

Così come succede per chi raccoglie banconote o medaglie, anche i collezionisti di miniassegni divennero sempre più numerosi. Il fenomeno prese piede tanto che alcuni istituti ne stamparono alcuni praticamente destinati solo al collezionismo. È il caso dei miniassegni figurati che, sul fronte, hanno stampate immagini di località turistiche, flora, fauna e folklore dei luoghi di emissione. Altre tipologie piuttosto rare e ricercate dai collezionisti sono le prove di stampa e i miniassegni mai emessi. Entrambi non sono mai circolati, magari perché sostituiti da altri con grafica e colori diversi. Tra quelli più rari sono da annoverare anche i miniassegni lunghi, più simili agli assegni circolari normali e con valore nominale che arriva fino a 2.000 lire.
 

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