Pesca che passione!

Gli elementi più importanti con cui un pescatore deve confrontarsi, a meno che non si tratti di pesca subacquea, sono tre: la lenza, il filo, l’esca. Ogni tecnica di pesca richiede un determinato tipo di dotazione che andrà poi adattata anche alla specie di pesce che si intende pescare. Dai primi trecciati al fluorocarbon, il filo ha subito nel corso degli anni un’evoluzione che lo ha portato ad essere sempre più sottile, invisibile e resistente. 

Storia del filo da pesca

Fino alla fine degli anni 50 tutti i pescatori usavano un filo di Dacron trecciato. Oggi questo tipo di filo, che è il più resistente tra tutti quelli in commercio, viene adoperato quasi esclusivamente per la pesca al traino, sia in acqua salata che dolce, dove è particolarmente indicato per la cattura dei lucci. Essendo dotato al proprio interno di un’anima di piombo, non necessita di pesi per fare affondare l’esca. Il Dacron presenta alcuni svantaggi, quali una scarsa resistenza ai nodi e alle abrasioni. Dagli anni 90, nella fabbricazione dei fili trecciati ha preso piede l’uso di materiali dal diametro inferiore e molto più resistenti: Spectra, Kevlar, Dyneema. Nel 1939 la DuPont, che l’anno prima aveva brevettato l’invenzione del nylon, inizia a produrre fili da pesca in questo materiale. La reazione dei pescatori fu alquanto tiepida e per altri vent’anni il Dacron rimase il materiale preferito. Fu nel 1958, con la produzione della linea Stren, da parte della ditta americana, che il nylon conquista i cuori degli appassionati. Trattandosi di un monofilo, il diametro è notevolmente ridotto. Il nylon presenta poi una maggiore elasticità e una minore memoria meccanica, caratteristica che evita la formazione di parrucche, ossia l’arricciamento del filo dopo l’uso. 

Il filo in Fluorocarbon

L’ultima novità in fatto di materiali per filo da pesca arriva dal Giappone. Il Fluorocarbon presenta alcuni vantaggi rispetto ai predecessori e viene usato prevalentemente nel rock fishing e nella pesca a bolentino. Innanzitutto, sembra essere meno visibile per i pesci, ma su questo punto il dibattito è quanto mai acceso. Essendo insensibile ai raggi ultravioletti, dura più a lungo e non viene degradato dalla luce, come avviene per gli altri materiali. Non assorbe umidità, qualità che aumenta la resistenza del filo, nel tempo. Avendo un peso specifico maggiore, affonda più facilmente ed è più resistente alle abrasioni e ai nodi. A seconda dello spessore, varia il carico di peso che il filo è in grado di sostenere, si va dalle 12 alle 50 libbre. Il prezzo per una bobina di fluorocarbon varia dai 5 € ai 100 €.
 

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