Copricapi ed elmetti da collezione

I collezionisti non hanno limiti quando scelgono quale oggetto andare a collezionare. C’è chi ama le monete, chi preferisce le bambole antiche e anche chi decide di collezionare copricapi ed elmetti.Questi possono essere nuovi, o comunque ben conservati, oppure usati. In questo secondo caso la differenza tra i vari esemplari la fa lo stato di conservazione che, se ottimo, farà aumentare il valore dell’oggetto.

Tipi di copricapi ed elmetti da collezione

Trattandosi di indumenti, i copricapi da collezione si dividono in base al periodo storico a cui risalgono e, quindi, alla moda del momento.Diversa è la questione legata agli elmetti. Per capire meglio quelle che sono le loro caratteristiche è importante sapere che:

  • l’esercito di ogni stato si caratterizzava per un copricapo differente; 
  • l’elmetto coloniale italiano, che era foderato in tela, di colore kaki o verde. 
  • alcuni esemplari recano delle scritte, come ad esempio il nome del proprietario o quello dei luoghi dove aveva combattuto. Questi elementi servono per collocare meglio, sulla linea temporale, il pezzo, ma anche ad avvicinarci emotivamente al suo vecchio proprietario.

Fanno parte dei copricapi da collezione anche il casco da carrista dell’esercito italiano e quello in dotazione alla Polizia di Stato nel 1968, chiamato Ubott.Spesso nel mercato degli elmetti da collezione circolano dei falsi, quindi è importante sapere come districarsi tra i tanti oggetti che saranno disponibili nei vari mercatini, luogo principe dove reperire questo tipo di oggetto. Se il prezzo è troppo basso di certo si tratta di una riproduzione, quindi di un falso; ad esempio, gli elmetti delle SS tedesche toccano cifre molto alte ed è praticamente impossibile trovarle a prezzi che siano inferiori a 2.000 €. Per avere però la certezza se si tratta o meno di un falso vanno conosciute le tecniche di realizzazione del prodotto. Ad esempio un Heer over-paint helmet dell’esercito tedesco si caratterizza per una struttura ruvida in acciaio e deve recare il nome della ditta che lo ha prodotto ed il numero di serie. I venditori più seri vendono ogni loro pezzo corredato da un certificato di autenticità, rilasciato dopo averne certificato la provenienza.I veri collezionisti di elmetti e copricapi difficilmente si lasceranno bloccare dal prezzo del pezzo che vogliono aggiungere alla loro collezione, che può arrivare a cifre alte, come 1.000 €-2.000 € per un kepì sabaudo del XIX secolo. Più economici sono invece i copricapi degli alpini, che rientrano della fascia di prezzo tra 50 e 100 €.