Bambole per tutti

Per alcuni risultano inquietanti, tanto è vero che il cinema horror le ha rese talvolta protagoniste di storie ad alta tensione; per altri sono un elemento decorativo della casa; altri ancora le hanno elette ad oggetto da collezione. Per i bambini non sono altro che un inseparabile compagno di giochi con cui interagire come si fa con un amichetto in carne e ossa. Stiamo parlando delle bambole di pezza, un prodotto che, da circa un secolo, viene commercializzato in tutto il mondo.

Panno Lenci

L’introduzione dell’uso del panno nella fabbricazione delle bambole, si deve alla Signora Elena Konig Scavini, il cui diminutivo era “Lenci”, acronimo di Ludus Est Nobis Constanter Industria. Prima di allora, e per tutto l’Ottocento, il materiale più usato era stato la porcellana. Rispetto a questa, la pezza presentava l’indiscutibile vantaggio di non rompersi e si rivelò quindi più adatta a essere usata per produrre articoli principalmente destinati ai bambini. Le bambole Lenci ebbero un immediato successo su scala mondiale, parteciparono a numerose esposizioni e divennero l’oggetto del desiderio di reali, politici e artisti. Dai primi modelli che rappresentavano bambini imbronciati e con lo sguardo volto di lato, la signora Scavini passò a ritrarre personaggi famosi del mondo dello spettacolo, tra cui Rodolfo Valentino. Grazie alla fortuna che la sua produzione ottenne in Giappone, realizzò anche una serie di bambole dai tratti orientali. Il successo provocò un’ondata di imitazioni che, avendo prezzi inferiori, misero in crisi la produzione delle Lenci. L’uso del panno inoltre, consentiva a qualsiasi madre di produrre in casa bambolotti per i propri figli a costo zero. Questa consuetudine è tuttora in voga: il WEB è pieno di siti che insegnano a fabbricare pupazzi riutilizzando vecchi calzini, maglioni, stracci. È anche possibile rendere più realistico il proprio prodotto acquistando gli articoli per la costruzione delle bambole che il mercato offre: occhi, capelli, ecc.

La bambola che aiuta i bimbi

Curioso è il caso di un’altra serie di bambole divenute famose, le Pigotte. “Pigotta”, nel dialetto lombardo, vuol dire appunto bambola di pezza. Creata da Jo Garceau sul finire degli anni Ottanta, è diventata testimonial dell’Unicef. Chiunque le può produrre o adottare, e il ricavato è destinato ad aiutare i bambini dei paesi più poveri.Che siano antiche o di porcellana per collezionisti e appassionati, artigianali o industriali per i più piccoli, il mondo delle bambole è vario quanto il genere umano, e ognuno troverà il modello che più gli piace.I prezzi variano dai 6 € ai 100 € per un prodotto nuovo, mentre una Lenci da collezione può superare i 1.000 €.  
 

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