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STORIE DI DONNE - CD Alpino - CORO Alpini Sez. Milano
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Specifiche dell'oggetto | ||||||||
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STORIE DI DONNE NEL CANTO POPOLARE Ogni storia che noi cantiamo racchiude in sé una propria trama, un proprio racconto, sia quando evoca le nostalgie sospirose degli amori mancati, come ad esempio il canto “Deh ti desta fanciulla la luna”, oppure come in quel il piccolo bozzetto musicale “Tante putele bele” armonizzato da Antonio Pigarelli. Una collocazione a sé la troviamo nel canto natalizio “Viaggio a Betlemme”. Come non scorgere in quel doloroso viaggio di Maria il preannuncio della futura angoscia e perfino il presagio della morte del Figlio? Infine desideriamo ricordare la funzione di quella singolare composizione per solista e coro “En cò de l’era”, nella quale è conservato con sorprendente omogeneità e consistenza il substrato magico teso ad addormentare il bimbo e al tempo stesso leggere una trasfigurazione fiabesca della situazione reale, una aspirazione struggente della donna di fausti destini quasi sempre incerti, che molto probabilmente non si realizzeranno mai. Di storie di pastorelle ne esistono svariate versioni, ma quella piemontese de “La bergera”, armonizzata da Antonio Pedrotti, pare una favola. La bella pastora rifiuta le attenzioni del “tres joli francais”, e questi, a proposito della presunta febbre della ragazza, propone di coprirla con il suo bel mantello, così facendo, la febbre passerà. Sappiamo però che il termine “covertura”, in questa, come in molte altre ballate, allude nient’altro che ad un rapporto sessuale. Il tema dominante della partenza, sia essa per la guerra o per un paese lontano in cerca di lavoro, è quello dell’addio. Questo sradicamento forzato costituisce un dramma terribile per l’emigrante, anche perché costretto ad abbandonare, oltre che i luoghi, le usanze, la lingua, anche le persone più care, la morosa, la moglie e i figli, nella incerta speranza di rivederli. Fanno parte di questo repertorio “Partenza amara” e la dolorosa canzone “Tutti mi dicon Maremma”, che testimonia la presenza, accanto all’emigrazione oltreoceano, di un’emigrazione interna, di chi andava a “svernare” in Maremma, una terra allora malsana e non bonificata. In questo canto le preoccupazioni dell’amante erano tutt’altro che ingiustificate. Crediamo che tutti si siano trovati a cantare “Quel mazzolin di fiori”, che risale al periodo della Grande Guerra. Armonizzato con “mano” personalissima da Giovanni Veneri. Scopriamo che la popolana tradita piange, sì, un dramma intimo e privato “sul letto dei lamenti”, ma poi, alla fine, rappresenta, come sempre nella tradizione del canto popolare, il modo di vivere della gente. Le attività agricole venivano spesso accompagnate dal canto, soprattutto in alcuni lavori stagionali in cui erano impegnate le donne. Abbiamo scelto nel nostro viaggio cantato di presentare due brani dove la disperazione evoca momenti altamente drammatici che, alla fine del canto, si stemperano in una rassegnata protesta, e dove il dolore, l’amore, il riso e le lacrime si sciolgono mescolandosi fra loro senza poterne fare a meno. Le due canzoni “Mamma mia che treno lungo” e “O cara mama” rappresentano due straordinari documenti di una situazione oggettiva che apparteneva a tutti, e alla quale, nessuno, in quel contesto poteva sottrarsi. Nel canto “Serenada a castel Toblin” e in quello boemo “Kolìne” il gioco del tenero amore emerge nelle rime ingenue e dentro il tessuto armonico di Luigi Pigarelli, con evocazioni nostalgiche che ritroveremo nella storia, realmente accaduta, di “Carolina di Savoia”. Sposata giovanissima per procura al Duca di Sassonia, Carolina appare smarrita e inerme di fronte alle imposizioni delle consuetudini sociali di allora. La circostanza dolorosa, già di per sé una predestinazione, porterà la ragazza verso una morte prematura. Fuori dalla favolistica scenografica, troviamo la storia della giovanissima ragazza stuprata da un brigante mentre da sola attraversa il bosco. L’epilogo del canto “La fanciulla, la morte, l’amore”, pur nel tragico epilogo della morte della fanciulla, la melodia si stempera in una delicata luminosità. La canzone, antichissima, ci riporta ai nostri giorni dove si continua a leggere sui quotidiani la sequela di stupri subiti dalle donne in ogni paese compresi quelli definiti “civili”. Rivestito da un alone di leggenda, il canto “E l’an taglià i suoi biondi capelli”, nella sapiente armonizzazione di Bruno Bettinelli, racconta la passione del giovane tenente alla vista della ragazza camuffata da guerriera. La naturalezza delle metafore racchiuse negli inviti del tenente rivolti alla ragazza, appaiono, nella loro pudica semplicità e nell’innocenza infantile del testo, altamente poetici. Per la donna, nella sua accezione verginale, invece suonano come una sorta di martirio. Abbiamo la convinzione che il tema del concerto “Storie di donne. Un viaggio nel canto popolare” sia, seppur tardivamente, una presa di coscienza alla quale dovevamo giungere, ponendo così rimedio a un silenzio non giustificabile. Ci siamo accorti che il variegato mondo della coralità popolare maschile, al quale anche noi apparteniamo, ha trattato il tema del “femminile” con troppa disinvoltura. Si è preoccupato per lo più di proporre questo enorme patrimonio di canti dedicati alle donne con una grande cura all’esecuzione musicale, attraverso soluzioni armoniche compositive talvolta finanche di straordinario rilievo, tralasciando tuttavia di affrontare, non sappiamo se per incapacità analitica oppure se per distrazione, il vero aspetto, poetico e sociale, di affermazione di sé (della propria identità, ma anche dei propri sogni, sentimenti, desideri…) e di denuncia, che il mondo femminile ha pur sommessamente fatto giungere a noi in questi canti. Intendiamo pertanto rimettere nuovamente in gioco una missione artistica che ci è cara, restituendo, attraverso le nostre voci, quelle evocazioni ed invocazioni di un tempo che le donne ci hanno tramandato, con la convinzione che gli ascoltatori saranno in grado di apprezzare il contenuto di questa proposta musicale e al tempo stesso anche l’impegno culturale che in essa cerchiamo di esprimere. Massimo Marchesotti Direttore del Coro A.N.A. di Milano Titolo dei brani DEH TI DESTA FANCIULLA LA LUNA Trentino - arm. P.Soffici LA BERGERA Piemonte - arm. A.Pedrotti CAROLINA DI SAVOIA Piemonte - arm. F. Gervasi QUEL MAZZOLIN DI FIORI Canto Risorgimentale - arm. G. Veneri KOLÍNE Canto popolare boemo Traduzione ed elaborazione L. Pigarelli OL Mè BONTéMP Ninna Nanna - Lombardia - arm. P.Soffici E L’HAN TAGLIà I SUOI BIONDI CAPELLI Lombardia - arm. B. Bettinelli LA FANCIULLA, LA MORTE L’AMORE Emilia - arm. P. Bon TUTTI MI DICON MAREMMA Toscana - arm. P. Soffici VIAGGIO A BETLEMME Lombardia - arm. M. Marchesotti TANTE PUTELE Trentino - Ricostruzione L. Pigarelli PARTENZA AMARA Venezia - arm. F. Gervasi - rev. M. Marchesotti SERENADA A CASTEL TOBLIN Trentino - Versi e Musica L. Pigarelli EN Cò DE L’ERA (O MIO BEN) Ninna Nanna - Lombardia - arm. M. Marchesotti LE CARROZZE Trentino - tras. R. Dionisi è PARTITO PER L’ALBANIA Emilia - arm. G. Vacchi MAMMA MIA CHE TRENO LUNGO Canto delle mondine di Castelnuovo Gherardi Cremona - arm. P. Soffici O CARA MAMA VIENIMI INCONTRA Canto delle mondine - arm. G. Vacchi Registrazione dal vivo Conservatorio di Musica G.Verdi di Milano 1° Aprile 2007 Titolo della registrazione “Storie di donne - Un viaggio nel canto popolare” Consulenza e direzione del Coro A.N.A. Massimo Marchesotti Registrazione Studio Barzan - Milano P. 2007 - 103 Milano Tecnico del Suono Stefano Barzan Assistenti Laura Fistarol, Francesco Bonalume, Sebastian Castro, Giovanni Nuccio Masterizzazione Top Digital, DDD Stereo Produzione Luigi Barion Fotografie Claudio Marchesotti Progetto Grafico Art Director Francesco Zanazzi - Paolo Tomeo Prontografing - Milano |
| Liza Sartorello | |
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